Il canto d’amore e di lotta di James Senese torna a Sorrento con i Napoli Centrale

L’intervista. Il musicista sarà tra i protagonisti del “Festival della luce”: il concerto diventerà un disco live per i 50 anni di carriera

Con gli Showmen prima e con i Napoli Centrale poi, James Senese può definirsi tra i principali rappresentanti di quel “Neapolitan Power” che rompe e irrompe nella scena musicale tra gli anni 60 e 70 trasformandola, contaminandola di nuovi suoni ed emozioni, vestendola di un nuovo significato, che travalica il tempo e le generazioni. Ma quando lo si incontra viene da pensare che si possa quasi parlare di un “James Power”, un’energia ineguagliabile, contagiosa e inarrestabile, uno spirito che a oltre 70 anni arde ancora dalla voglia di fare della musica, della sua musica, lo strumento per «combattere» e per «amare».

James Senese (in foto, ndr) sarà uno degli ospiti più attesi del festival “Sorrento Incontra – M’illumino d’inverno”, presentato alla conferenza stampa del 14 novembre al PAN, che vede in cartellone tra gli altri: Giovanni Caccamo, Peppe Barra, Peppe Servillo & Solis String Quartet, Malika Ayane, Raiz & Radicanto e numerosi altri artisti della scena nazionale e internazionale. La kermesse, organizzata da Arealive e promossa dal comune di Sorrento, in collaborazione con la Fondazione Sorrento e la Federalberghi Penisola Sorrentina si aprirà il 25 novembre con il concerto del violinista armeno-libanese Ara Malikian e si chiuderà definitivamente con uno speciale evento nel marzo 2018, e, come dichiarato dal sindaco Giuseppe Cuomo, “renderà Sorrento un palcoscenico permanente in grado di accogliere ed entusiasmare i turisti che sceglieranno la cittadina nel periodo invernale”.

Sarà proprio qui, al Teatro Tasso, che il 2 e il 3 dicembre James Senese e Napoli Centrale si esibiranno in un irripetibile concerto, scelto come occasione per registrare dal vivo un disco celebrativo per i 50 anni di carriera.

Il nuovo lavoro discografico arriva per festeggiare oltre mezzo secolo di attività artistica. Se guardiamo agli inizi del vostro percorso che cosa ricorda?
È tutto un ricordo. Con quest’album vogliamo che venga fuori qualcosa di importante e lo faremo grazie a questi due concerti live in un territorio che ci appartiene, come quello di Sorrento. Sarà un racconto che partirà dagli anni 70 fino ad arrivare a oggi. Racconterà il nuovo ed anche il vecchio, che poi non è non sarà mai vecchio. Sarà un disco per far capire quello che abbiamo fatto: siamo stati il primo gruppo d’avanguardia a “rompere”questo sentimento napoletano in quegli anni. Sarà il racconto di quella che è la mia guerra con il sistema. In realtà io ho sempre combattuto: il mio vedere il sistema in un altro modo mi fa vivere come in un’altra dimensione. E poi io non mi fermo mai, guardo al domani e quasi non ci penso che sono passati 50 anni…”.

Il suo sassofono «racconta gioie e dolori». Ha affermato che è la sua «unica arma»…
È la mia arma , è il mio cuore, è la mia mente, ed è una grande fortuna che io sia riuscito ad avere un suono della nostra città, un suono della nostra cultura. Ma questo, forse, è avvenuto per tutto quello che sono e che mi è accaduto nella vita. Io sono nato a Napoli, figlio di un americano e di una napoletana e, dunque, era logico che succedesse qualcosa a questo livello. Eppure non mi hanno ancora riconosciuto come cantante – e canto dal ‘73 – ma come sassofonista sì. Io però sono anche il cantante di Napoli Centrale. E allora di Giovanna Rossi bisognerebbe forse far capire di più che Napoli Centrale è un punto di riferimento importante per la nostra cultura”.

Ci sono nel panorama musicale contemporaneo altri artisti capaci di essere un punto di riferimento come lo siete stati e lo siete ancora oggi voi?
Fin quando ci saremo noi non ci potrà essere nessun altro così. Ci sono dei tentativi, qualcuno forse c’è pure, ma ci vuole tempo per diventare qualcosa. Per parlare della nostra cultura e dei nostri sentimenti ci vuole una verità, come quella che avevamo noi”. Da cosa siete partiti per cercare questa verità che suonate e cantate? “La verità veniva dalla tradizione, dal bisogno di amare. Io ho sempre amato tutto e tutti, e questo viene anche dalla mia famiglia che mi ha cresciuto in un certo modo. Sono così perché voglio essere così, amare è la cosa più importante, così come far capire agli altri com’è e cos’è questo amore”.

Se uno pensa a lei però pensa anche a uno ‘Ngazzate nire, per citare un suo celebre brano. Di aneddoti in merito, raccontati per esempio nella sua biografia, ce ne sono molti. Insomma, dicono sia “nu tipo ‘ncazzuso”…
Ma chi? Io? È falsissima questa cosa. Io ce l’ho solamente con il sistema e con tutta quella parte del popolo che ha due facce, che pare che non sa dove andare e poi sta sempre dalla parte loro e fa il loro gioco. Ed è a questi che voglio far capire. Insomma, devo dire la verità? Io non m’aggiu mai ‘ncazzato!