Povia: “Porto Napoli nel cuore”

Vincitore del Festival di Sanremo nel 2006, Povia – da allora – ha cambiato registro ritagliandosi un posto privilegiato tra gli artisti controcorrente. Libero nell’esprimersi, al costo di essere tagliato fuori dai palcoscenici mediatici, l’artista milanese da anni propone dei brani che definire ribelli sarebbe riduttivo, a partire dalla rilettura della storia dell’Unità d’Italia. Ne abbiamo discusso al termine di un suo concerto tenutosi in settimana al teatro Sannazaro, blindato da almeno venti poliziotti in assetto antisommossa e due camion delle forze dell’ordine. È il prezzo da pagare per chi dice quel che pensa.

Povia è settentrionale, eppure accarezza spesso le tematiche meridionaliste. Come mai?

“Sono nato a Milano, è vero; tuttavia ho origini pugliesi e campane. Quando ero piccolo i miei amici dicevano che i meridionali erano mafiosi e puzzavano. Pian piano ho studiato la storia del Mezzogiorno e mi sono reso conto che le cose non stavano come si diceva su al Nord”.

In che senso?

“Ad esempio – ma questo negli ultimi anni – ho iniziato a leggere i libri di Pino Aprile e di Angelo Forgione e gli scritti di docenti universitari come Di Rienzo. Pian piano ho compreso che la vera storia d’Italia non era quella che si raccontava a scuola. Del resto mi son sempre chiesto: è mai possibile che Garibaldi e 1000 uomini abbiano unificato il paese da soli? La scintilla che fece scoccare la mia passione avvenne quando lessi uno scritto di Gennaro de Crescenzo, presidente dei neoborbonici. Ho capito dunque che le problematiche del Sud sono iniziate con l’Unità d’Italia”.

Quindi l’Italia non fu unita da un orgoglio patriottico sincero?

“Napoli è stata la terza capitale europea: avevate una grande flotta mercantile e militare. Il Sud era una potenza economica, detenendo circa cinquemila miliardi di euro attuali. Era normale che tutto questo splendore facesse gola agli stati continentali e del Nord Italia. Non a caso le lobby anglo-francesi hanno finanziato la spedizione dei Mille. La storia del mondo l’ha fatta il Sud, il Nord ha sempre prelevato. Del resto ultimamente il Movimento 5 stelle ha giustamente presentato in tutte le regioni del Sud Italia una mozione per fissare un giorno in memoria dei briganti uccisi durante la guerra di unificazione. In realtà i briganti erano patrioti che difendevano i propri territori dall’invasione dei Savoia. Andrebbe studiata nelle scuole la vera storia dell’unità d’Italia”.

Alla tematica hai dedicato una canzone?

“Si, si chiama “Al Sud” ed è accolta sempre con grande entusiasmo dai meridionali. Invece proprio in queste settimane sto scrivendo un pezzo sull’eccidio di Casalduni, paese di cui sono cittadino onorario”.

E oggi continua questo sacco ai danni del Mezzogiorno?

“Se storicamente le politiche italiane sono state a trazione nord-centrica, oggi c’è un’inversione di tendenza e si ragiona in termini germano-centrici. Da quando siamo entrati nell’euro la batosta l’ha presa anche Milano, il Veneto, il Trentino. Oggi il Nord Europa danneggia il Sud Europa, un po’ come avviene tra Nord e Sud America”.

Qual è il futuro dell’Italia?

“Per me l’Italia non esiste: ci vorrebbero delle gestioni diverse per ogni regione. L’agricoltura di Napoli non sarà mai come quella di Trento. Come facciamo a rispettare il trattato di Lisbona se noi portiamo la 38 e la Germania la 42? Ogni Stato porta un numero diverso di scarpe. Invece l’Unione Europea ci vuole tutti uguali e questo non è possibile: occorre riscrivere tutti i trattati e lo stesso dicasi per le varie regioni, che sono di fatto delle nazioni. A me piace l’idea delle macroregioni e di uno stato centrale sovrano pronto a intervenire – laddove le regioni non ce la facessero ad andare avanti con le proprie risorse – mediante iniezioni di liquidità. In America funziona così: se la Florida non ce la fa interviene lo stato centrale”.

Come hai trovato Napoli?

“Qui la gente è accogliente, c’è tutto un altro sole. Napoli la ho nel cuore. Partenope è stata distrutta e dimenticata e spetta alle istituzioni darsi una mossa. Per quanto riguarda de Magistris, comprendo che fare il sindaco di Napoli non è come fare il sindaco di Trento: qui vi sono molteplici problemi. A mio avviso, però, il vostro primo cittadino è troppo schierato coi centri sociali – penso ad esempio a Insurgencia – e questo può portare un freno allo sviluppo della città”.

Saviano potrebbe essere un sindaco ideale per Napoli? Che ne pensi?

“Non ho la stima del personaggio intellettuale Saviano. Così come non direi che l’unica mafia, quella più pericolosa, sia quella che lui racconta. Ci sono tanti tipi di mafie adesso legalizzate, e penso alle mafie finanziarie, delle lobby e delle grandi corporation. Penso ad esempio alla Coca Cola che incassa 40 miliardi di dollari: è uno stato alla pari della Grecia. Se ci fosse uno stato sovrano la terrebbe sicuramente a bada, la mafia, ma questo non avviene. E soprattutto al Sud ci dovrebbe essere una rivoluzione culturale nelle scuole, a iniziare dai testi scolastici che dovrebbero raccontare le verità della propria terra. Tornando al sindaco, io vedrei bene Angelo Forgione. Si capisce che è innamorato del territorio”.

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