buoni propositi

L’Esperto. I consigli per affrontare al meglio il 2018 a partire dalla capacità di rivolgere attenzione alle esigenze proprie e altrui

Ogni anno ci ritroviamo a formulare quasi sempre un elenco di buoni propositi. In realtà quanti ne abbiamo portati a termine? Soprattutto: come ci sentiamo nel renderci conto che la maggior parte erano solo splendide promesse, rimaste parole? Fare propositi può avere effetti negativi sulla salute, specie se questi sono poco chiari ed irrealizzabili. Molti propositi, infatti, sono difficili da mantenere perché troppo ampi, di conseguenza siamo portati a rimandarli. In questo modo, automaticamente, quindi, creiamo l’auto-percezione di non essere all’altezza del compito prefissato. Stiliamo la lista dei propositi semplicemente perché vorremmo cambiare, vorremmo migliorare una situazione che non ci piace, vorremmo dare uno slancio alle nostre attività e vento di nuovo alla nostra vita quotidiana. Bramiamo di sentirci grandiosi nel portare a termine qualcosa, con il solo scopo di “sentirci” bene. Anche quest’anno è arrivata l’ora di scegliere i giusti propositi ma attenzione a non farne troppi! D’altronde a cosa serve fermare la volontà deliberata di fare una cosa? Se si vuole davvero qualcosa, ci si mette in azione. E quindi… consigli per gli acquisti: non fermatevi troppo a pensare ai vostri propositi. Prendetene uno e tramutatelo in azione immediata: agite!

Per il nuovo anno, per migliorare la nostra vita, è molto utile che la nostra prima azione sia ascoltare. Ascolta. “Impara ad ascoltare e la tua vita cambierà. Ascolta te stesso e tu cambierai la tua vita”. Per prima cosa ascolta le persone per te importanti, magari tenendole per mano o semplicemente guardandole negli occhi, senza fare altre cose nel frattempo. Questo nuovo modo di ascoltare ti porterà a migliorare le relazioni. Ti permetterà di percepire non solo le parole del tuo interlocutore, ma anche le sue emozioni. E dopo che hai ascoltato… ascolta te stesso. Cerca dentro di te ciò che ti risuona. Perché l’ascolto è importante: porta ad “aprire la mente” a nuove idee e può arricchire la tua persona, la tua percezione della realtà. L’ascolto è una capacità che aiuta ad essere bravi genitori, buoni figli, insostituibili compagni; è indispensabile ai medici, ai manager, agli insegnanti, agli addetti alle vendite… a tutti! Ascoltare è il primo passo per comunicare. Tutti crediamo di ascoltare in continuazione, ma spesso, invece, ci limitiamo solo a “sentire”, in modo da avere la scusa per poi parlare e ribattere come un toro, le idee. Sentire è facile, non ci stanca, non ci coinvolge, è solo un captare suoni. Quando ascoltiamo invece, dirigiamo tutta la nostra attenzione verso l’altro, entriamo nella sua zona d’interesse e nel suo sistema di riferimento. Quando ascoltiamo, accogliamo le parole con attenzione e comprendiamo ciò che dicono gli occhi, i sospiri, le risate, i pianti, il tono della voce, i gesti delle mani e del corpo. Ascoltare vuol dire entrare in punta di piedi nel mondo di chi parla, in modo curioso e senza giudicare. Un buon ascolto permette la costruzione di legami duraturi, crea rispetto, aumenta l’autostima e la fiducia. Pensare però, che l’ascolto sia qualcosa di passivo e di facile è un errore. Per il vero ascolto è richiesta la presenza attenta di se stessi alle parole dell’altro. È molto faticoso, soprattutto se vi è un forte coinvolgimento emotivo. Terminando: un buon ascolto ha bisogno di un piccolo, grande sforzo.

benebÈ necessario che chi ascolta sposti l’asse del suo interesse personale dal “perché” l’altro dice un qualcosa, al “come” lo dice. In questo modo, chi parla si rende conto che l’attenzione è rivolta a lui, e può sentirsi accolto, compreso e ascoltato. Solo in questo modo sarà invogliato a migliorare la sua comunicazione. Attenzione: le nostre abitudini di ascolto sono anche il risultato dei modelli appresi dai nostri genitori quando eravamo bambini, da come si è sviluppata la nostra integrazione nelle prime occasioni di socializzazione e in fin dei conti, dalle nostre esperienze passate, spesso tracciate da quel cancro ideologico che preclude ogni cambiamento, la legge non mai scritta da nessuna parte del “il passato si deve ripetere”. Eppure, con un certo esercizio, è possibile migliorare le proprie capacità di ascolto. Per saper ascoltare gli altri bisogna però, prima di tutto saper ascoltare se stessi. Per finire, è bello ricordare quelle che sono le nostre radici culturali, l’arcinoto filosofo greco Zenone di Cizio tanto tempo fa disse: “Abbiamo due orecchie ed una sola bocca per ascoltare molto e parlare poco”. Io mi permetto solo di aggiungere, ascoltiamo veramente, facciamolo con il cuore, accogliamo l’altro e facciamogli sentire che lo accettiamo cosi come è… magari senza “pariare” nel frattempo con il cellulare in mano.

Dolore orofacciale sottovalutato