Ragazzini che scimmiottano i boss

Due facce della criminalità tra “stese” e tv

Arturo da una parte e le ultime “stese” dall’altra, ennesime vittime di una microcriminalità sfacciata e impunita che imperversa in tutte le metropoli del mondo ma che quando succede a Napoli desta clamore. I grossi numeri delle rapine consumate in pubblica via e gli scippi a Napoli, non contribuiscono, purtroppo, a mantenere l’eccellente reputazione della nostra città che, in barba allo “sputtanapoli”, la vede avulsa o molto al di sotto della media nazionale rispetto alle macabre statistiche di tasso di delittuosità dove giganteggiano città come Milano, Bologna, Torino. Addirittura tra le ultime in classifica, tra le metropoli italiane, come violenza sulle donne, come furti in abitazione, nei negozi, clonazioni di carte di credito, phishing e frodi su internet. Ma per Saviano queste notizie non sono un bene che circolino in quanto i suoi libri avrebbero difficoltà ad essere venduti in un’Italia che lo ha eletto come simbolo dell’antinapoletano, il perfetto cavallo di Troia calatosi nelle vesti di inquisitore dall’occhio maligno. Lui tronfio e sazio di soldi e fama che gli ha procurato un romanzo mediocre e controverso come Gomorra continua imperterrito a fare la vittima di camorra godendo ignobilmente di una scorta di ben 7 uomini (il capo della squadra mobile di Napoli, Pisani, che di casalesi ne ha arrestati tanti, critico nei confronti di questo privilegio assegnato a Saviano, passeggia liberamente con la sua famiglia senza “7 angeli custodi”, per dire). Lui che non conosce Napoli e che non l’ha mai vissuta discetta e critica, parla di stese e bambini di paranza e appare godere come un matto quando Napoli invece assiste pietrificata a delitti del genere. Accecato dalle telecamere, non ha mai avuto una parola d’amore nei confronti di Napoli, solo accuse e business che gli hanno fatto perdere di vista l’etica e la morale tanto da lasciarsi scivolare addosso le critiche aspre e veritiere di gente che combatte davvero la criminalità: ”La criminalità organizzata in questa storia non c’entra niente. Lo sanno molto bene, i camorristi veri, che le “stese” poi significano grande attenzione delle forze dell’ordine e della stampa e riflettori puntati per giorni su un intero quartiere: l’esperienza mi insegna che non è quello che vogliono. Si tratta di azioni che vanno oltre ogni logica criminale, spari in aria per fare cosa? Ancora una volta è opera di ragazzini che giocano a scimmiottare Gomorra. Si mettono insieme, diventano un branco e seminano il terrore”. Così afferma perentorio il questore di Napoli, concorde, assieme a magistrati e prefetti nel definire la glamour e patinata serie tv Gomorra come il pessimo esempio da fornire ai ragazzi che non hanno un punto di riferimento solido e profondo, attratti irrimediabilmente dalle figure carismatiche ottimamente interpretate da ottimi attori, che conquistano anche grazie a frasi simpatiche e ad effetto diventate veri e propri tormentoni di ogni fascia sociale e di età. Lo ricordiamo anche noi che questa criminalità, nonostante la ferocia reale e quella rappresentata in tv, non è più pericolosa della vera e propria criminalità che si cela sotto la connivenza tra mafie e Stato, mafie e Politica, mafie e Colletti bianchi. Ma questo Saviano non te lo dirà mai.