Vacanze da sogno in testa alla classifica
Koulibaly stacca di testa e mette a segno il gol del vantaggio contro il Verona (AGNFOTO)

L’analisi. L’undici di Sarri ha piegato la squadra dell’ex Pecchia senza grossi affanni. Si va alla pausa al comando della Serie A. E c’è il mercato aperto

Va in vacanza da primo in classifica e conferma che l’obiettivo è uno solo: lo scudetto. Inutile nascondersi, riti apotropaici a parte, ognuno scelga quello che ritiene più vicino alla macumba della felicità. Una partita infinita, figlia di una disarmante superiorità e di una buona dose di iella di legno: i due pali, di Mertens e di Insigne, uno per tempo. E figlia anche di una colpevole imprecisione davanti a Nicolas. Napoli squadra gentile. Che quasi s’incanta al cospetto delle figure femminili: la Dea e si sa come è andata a finire in Coppa Italia e quindi Giulietta che incanta (nel senso di incantesimo) con atteggiamento civettuolo di resistenza estrema. L’avvocato Fabio Pecchia, ex zanzara azzurra – grazie alla fiducia in lui riposta da Marcello Lippi – e che fu secondo di Benitez, tarantolato da un po’ – da quando ha deciso di fare da solo – ed espulso per eccesso nelle proteste, aveva preparato una linea Sigfrido, anzi più d’una riuscendo a bloccare le corsìe laterali ed a creare muro centrale nel contempo. E finché è durata la benzina (la forza nelle gambe) il Verona caro a Giulietta ha reso difficile la vita agli azzurri più del previsto. Legni colpiti ed errori di mira a parte, s’è avuta la sensazione che i triangoli sarriani comincino a “perdere i lati”. Perché non può esserci sempre la freschezza atletica desiderata. Anche in considerazione della coperta corta e della titubanza (rivelatasi giusta) di Sarri a cambiare più di un connotato della sua creatura. Che ha chiaramente necessità di una torre davanti in particolare quando le squadre avversarie sanno riempire l’area con corazzieri come Caracciolo ed Heurtaux. E così c’è voluto gigante d’ebano Koulibaly per sbloccare il risultato, di testa, su calcio d’angolo. Quarto gol che proietta il senegalese in vetta alla particolare classifica dei difensori-bomber del campionato. Dopo una prima parte di sofferenza e di imprecisioni (palo esterno di Mertens su uscita a vuoto di Nicolas, colpa del sole) e gol “mangiato” da little big man dal dischetto su invito al bacio di Hamsik, c’è voluta la torre nera per far diradare la nebbia di uno zero a zero che illogico ed assurdo stava per materializzarsi. Anche perché c’era stato il secondo legno colpito di testa da little big man e sul San Paolo s’era udita chiara e squillante la risata di Giulietta che è terribile. Una volta sbloccato il risultato, il Verona s’è squagliato sotto i colpi felici degli azzurri e c’è stato il tempo per ritrovare Callejòn goleador che dal 29 ottobre faticava e correva e copriva come sempre ma senza la gioia del gol. E finalmente è arrivato e bello pure: in spaccata al volo su pennellata di little bigman. Giornata di assoluta inoperosità per Reina che sarà chiamato all’intervento da un tiro stanco di Pazzini che era andato via in contropiede. Prima degli osanna festanti del popolo sanpaolino c’era stata una conclusione bella tosta di Jorginho che sarà resa vana da Nicolas che è portiere con poco stile ma abbastanza plastico. E’ tempo di vacanze, del meritato riposo per i sarriani che sin qui hanno macinato chilometri su chilometri tra triangoli e figure geometriche varie. Con 51 punti messi insieme e che sono tanti. Ed è tempo di mercato. Ma qui siamo in un campo ipotetico. Perché Aurelio Primo ha dichiarato che “siamo già in tanti” e non si sa se scherzava o bluffava. Qualcuno arriverà. Magari quel Verdi che Sarri ben conosce per averlo avuto alle sue dipendenze nella spensieratezza lieve della provincia toscana. E, magari, qualcuno veramente di troppo partirà. Ad esempio Giaccherini e Tonelli. E così sarà contento Aurelio Primo. Perché se uno va ed un altro arriva resterà una rosa con gli stessi petali. Insomma, non ci sarà affollamento sui campi di Castelvolturno all’ombra dei droni. Una cosa è certa: se gli azzurri in uscita sono facilmente identificabili, su quelli in entrata si parrà la nobilitate degli addetti ai “colpi” di mercato. Quanto alla inconscia propensione della truppa ad essere se stessa soltanto in campionato, apertamente dichiarata da zio Maurizio, mi pare che sia un bluff che andremo a vedere quando sarà tempo di onorare (o meno) l’Europa League.

Servono due esterni e la punta