Se nasci a Napoli vivi 7 anni in meno

Ma ci sono anche pochi fondi per la salute

La denuncia. A rispondere agli allarmanti dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità è l’oncologo del Pascale Antonio Marfella

La zona metropolitana di Napoli è il luogo peggiore dove nascere, l’aspettativa di vita è infatti di ben 7 anni in meno del resto d’Europa. A dirlo è Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto superiore di Sanità. Il capoluogo campano, però, non è solo in questa classifica, ma in buona compagnia nel Sud Italia, come ha dichiarato lo stesso Ricciardi: «Oggi nascere nel meridione d’Italia significa nascere nelle parti del continente europeo più derelitte, perché di fatto quelle regioni sono quelle che hanno gli indicatori di aspettativa di vita peggiori d’Europa». «Dal 2007 stiamo alzando la voce sull’argomento – ha dichiarato Antonio Marfella, oncologo dell’ospedale Pascale e medico per l’ambiente Isde Napoli – perché ci siamo resi conto dell’aumento delle persone malate di tumore ma soprattutto dell’abbassarsi dell’età di insorgenza. All’epoca il dato sintetico ed omnicomprensivo ufficiale Istat era di 2,5 anni in meno di aspettativa di vita alla nascita, quando lo facemmo presente si pensò solo ad attaccarci ma non a prendere provvedimenti. Non è certo lo stile di vita o l’obesità ad aver portato a questa disfatta. È pur vero che non è solo l’ambiente la causa ma sicuramente tutto comincia dall’ambiente».

La Campania detiene il primato di malati cronici ma ha meno fondi sulla sanità. «Questo è un regalo fattoci da Veronesi con la modifica del titolo V nel 2001 – spiega il medico – il piano regionale, infatti, parte da un criterio razionale e scientifico per la divisione dei fondi della sanità in Italia, ovvero le regioni che hanno un maggior numero di anziani, e quindi che consumano di più la risorsa sanitaria, hanno più fondi. All’epoca, però, nella nostra regione non si registravano ancora questi casi di tumore in crescita e le tante patologie che si sono sviluppate negli anni. Oggi ci vorrebbe una nuova distribuzione per quota nominale relativa anche ad un indice di cronicità, oltre alla vecchiaia dunque considerare anche le malattie croniche». «Quello che lascia perplessi è anche la poca cassa di risonanza data dalla stampa alla notizia – ha concluso Marfella – anzi io credevo di leggere, almeno nei giornali locali, pagine e pagine sull’argomento, invece niente! Nemmeno su Il Mattino che però ha dedicato due paginone ai bambini malati di tumore in visita al Papa. Mi chiedo, come mai non se ne parla? Non si vuole aprire un pentolone troppo scottante?».

Rapporto Osservasalute: a Napoli si vive 7 anni in meno che a Stoccolma