Quei 4 minuti di palleggio

Sono stati quattro minuti – quelli in cui il Napoli ha fatto girare palla senza soluzioni di continuità, ad uno, massimo due tocchi, contro una Lazio annichilita, stremata più mentalmente che atleticamente, incapace di opporsi e reagire allo strapotere del Napoli – quelli che, a mio sommesso avviso hanno forse ribaltato le gerarchie del campionato. Quattro minuti in cui s’è avuta netta la certezza, non più solo la sensazione, che il Napoli non è solo una magnifica squadra di calcio ma una vera e propria opera d’arte da ammirare, difendere e proporre alle future generazioni di tecnici, esteti ed amanti del calcio. Molto più della Juve dei sei scudetti consecutivi, tutta potenza ed individualità a disposizione prima di Conte ora di Allegri. Contro questo Napoli la Lazio ha resistito un solo tempo, frutto di un grosso dispendio atletico e di grande rigore tattico, per poi consegnarsi, inerme ed inebetita, all’insostenibile leggerezza con cui il Napoli s’è lasciato andare al piacere di uno spettacolo divertito e divertente nel quale è sembrato quasi che i gol non fossero il frutto di un lavoro meticoloso e sapiente che dura da tre anni quanto piuttosto la casuale capacità di rendere semplici gesti tecnici difficili con la benevole complicità della Dea Eupalla di breriana memoria, nonostante infortuni e virus influenzali. Ma questo Napoli è diventato più forte di tutto e di tutti; della sfortuna e anche della pressione psicologica continua che la Juve vuole mettergli addosso. Una pressione che ora, dopo la prestazione offerta contro la Lazio, è diventata tutta a carico della Juve che insegue. Ed è chiaro, ormai, che tra Napoli e Juve si può tranquillamente parlare di una guerra, sia pure sportiva, tra due “civiltà” calcistiche completamente agli antipodi. E mi viene da ricordare, senza passare per un pazzo visionario, le lotte tra Atene e Sparta per il predominio nell’antica Grecia. Atene rappresentava l’ideale etico ed estetico in cui il genio, la bellezza e l’arte trovavano massima espressione, laddove Sparta, ruvida e rozzamente concreta pensava solo a crescere e allevare guerrieri per le sue guerre vincenti e di conquista. Sarri, in questo senso, è il Pericle azzurro: la vittoria deve passare necessariamente attraverso un progetto di bellezza e concretezza del gioco e di costante crescita mentale del gruppo, laddove Allegri sacrifica tutto – gioco, divertimento, estetica – al pragmatismo quasi militare che gli impone una società che ha solo un obiettivo: vincere e dominare, in qualsiasi modo e qualsiasi mezzo! Ma quei quattro minuti di palleggio, infiniti ed eleganti, anche agli occhi di spettatori neutrali e addirittura degli stessi tifosi laziali, hanno fatto capire che il gap tecnico e di rosa, che pure esiste tra Napoli e Juve, s’è forse definitivamente annullato per la maturità, la consapevolezza raggiunta dagli azzurri. Questo non vuol dire che il Napoli vincerà, ma è un fatto che ormai, per parlare di questa squadra appare assolutamente riduttivo discutere di modulo o di sistemi di gioco per spiegarne modo di stare in campo e capacità di vincere. Perché il Napoli non è solo un bel vedere per chi ama il calcio, è un’opera d’arte nella quale, in certi momenti, si tocca concretamente la perfezione come nei quattro minuti di palleggio tra tutti gli azzurri contro una Lazio preoccupata solo di non subire altri gol. È questo il vero grande miracolo di Pericle-Sarri: aver mixato bellezza, eleganza della manovra ad una concretezza che rende il Napoli di una bellezza rara. D’altra parte il tecnico di Figline Valdarno lo aveva detto ad inizio della sua avventura azzurra. Ricordate? Affermò testualmente: “Servono tre stagioni per arrivare a giocare come il mio Empoli”. In molti sorrisero perché quell’Empoli s’era soltanto salvato “bene” giocando un calcio propositivo e non difensivo o barricadero… Non tutti capirono, allora, che lo “scudetto” di quell’Empoli era la salvezza!! Sarri, alla terza stagione in azzurro, ha forgiato il Napoli ad immagine e somiglianza di quell’Empoli: consapevole, maturo, con la voglia di divertirsi e giocare a calcio senza paura. Un caso che contro la Lazio c’erano quattro pretoriani del suo Empoli ? Forse no, almeno così mi piace pensare… A dimostrazione che in Italia si può provare a vincere anche con le idee, proponendo qualcosa di nuovo e di bello contro l’arroganza dei più forti e prepotenti. Proprio come nell’Atene del periodo d’oro di Pericle.

https://www.napoligiornalegratuito.it/2018/02/12/siamo-nelle-mani-di-mister-sarri/