Tiki Taka azzurro ..bloccato?

La sfida continua. Risposta secca alla Juve che aveva liquidato la Fiorentina nell’anticipo degli anticipi in riva all’Arno. Balbettante per mezzora, entusiasmante per tutto il resto della recita. Picchiate pure aquilotti muscolosi, la classe vi seppellirà. Anzi, trattandosi del Ciuccio vi scalcerà. Con la testa a Ghoulam, oscar della iella. Per dire grazie a zio Maurizio che ha festeggiato la panchina numero cento. Per dimostrare che il calcio non è solo muscolosità ma soprattutto fantasìa che si coniuga con la tecnica dei singoli applicata ad uno spartito mandato a memoria: un’orchestra, l’ensemble azzurro. Non era facile il confronto con gli aquilotti di Simone Inzaghi (un gran signore che saluta gli avversari uno per uno anche dopo una scoppola storica) per tanti motivi: il nuovo crac dell’esterno basso algerino, la ristrettezza della rosa, l’incertezza sulle condizioni fisiche di Mertens, l’inevitabile pressione psicologica dovuta al successo di Madama su un campo trappola. E poi, quel gol allo sbocciare del match, ancora De Vrij l’olandese volante, come all’andata. Brutta storia. Ancora un match in salita e pensi che non sempre si può essere un Pantani. E cattivi pensieri ti frullano per la testa. E ti trovi davanti il solito bucaniere Lulic che mette la gamba sempre e a volte non la toglie. E scopri che Milinkovic Savic non è soltanto il Pogba bianco ma pure un picchiator scortese. E volano gli aquilotti e sembrano uno stormo più numeroso di quello che ti aspettavi, una migrazione di massa. E i folletti azzurri che non si raccapezzavano, non trovavano gli sbocchi naturali e nel loro piccolo s’incazzavano. Le seconde palle tutte degli inzaghiani. Sbocchi naturali dalle triangolazioni euclidee neanche a parlarne. Pazienza, ci voleva tanta pazienza. Quella che non avrà Sarri che si farà cacciare dalla panchina. Il serbo gigante (Milinkovic Savic) s’era pure esibito in un dribbling con la suola da futsal e c’era voluto un intervento salvifico di Hysaj per evitare il raddoppio. Brutta rogna ‘sta Lazio corazziera che ha peccato di supponenza ed è stata fregata allo spirare del primo atto. S’era messa alta (e per forza) e aveva pensato: è fatta, i piccoletti mai ci fregheranno. Capito? E allora Jorginho ha pennellato al di là della scogliera e matador Callejon ha raccolto, addolcito con stop sublime e infilato Strakosha che s’è trovato con le gambe levate e il pallone nel sacco. Tutto da rifare: per gli aquilotti che avevano creduto di poter migrare dal San Paolo con la pancia piena. E per i folletti azzurri che s’erano tolti di dosso remore e brutti pensieri. Secondo atto senza storia. O se volete una recita solitaria, un monologo. E pure la dea bendata ha voluto ripagare la pattuglia degli ex affranti. Cross di Callejòn e spaccata nella propria porta di Wallace gigante d’ebano. Non tutti i giganti d’ebano si chiamano Koulibaly. ‘Nu poco ‘e ciorta non guasta mai. Solo che l’intervento dall’alto ha avuto un seguito due minuti dopo: il tocco in corsa quasi involontario di Zielinski – che era subentrato ad Hamsik – su invito ficcante di Mario Rui. Da questo momento in poi sarà accademia pura e gli aquilotti resteranno chiusi nelle gabbie dell’incredulità. Ma il Ciuccio è ostinato ed orgoglioso ed allora ha deciso di trovare il secondo gioiello d’oro tra la biada. Così è nato il quarto sigillo che è stato di una bellezza sublime: il lancio di Jorginho, il doppio passo di Zielinski, l’invito del pianista polacco (una giocata d’acchito, gli amanti del bigliardo capiranno) tra le “zampe” degli aquilotti affranti per lo scugnizzo Dries che è belga per caso, tocco e palla in buca. Una goduria. La Lazio dei colossi bianchi e neri distrutta sul terreno degli alfieri dell’eterna bellezza. Non era prevedibile, specie dopo il primo atto, una tale recita da applausi a scena aperta. E con il regista rinchiuso nel gabbiotto delle punizioni. Certo che zio Maurizio dalle cento panchine azzurre ha messo su una compagnìa teatrale sublime e senza tempo. Privo di Albiol, di Chiriches, allontanato Maksimovic ecco quella che era stata per tre quarti la difesa del suo Empoli: Hysaj, Tonelli e Mario Rui. Una storia infinita. Chapeu.

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