“Dirty Dancing” all’Augusteo

A teatro per i 30 anni del film

dirty dancing teatro Augusteo
Lo spettacolo in scena

Un successo mai affievolito quello di Dirty Dancing, il racconto di Baby e della sua storia d’amore con il maestro di ballo Johnny. Una storia che per i 30 anni del film passa nuovamente dal piccolo schermo al teatro. Fino a domenica 25 febbraio sarà in scena al Teatro Augusteo con una speciale versione firmata dal regista Federico Bellone. Quando nel 1987 l’autrice Eleanor Bergstein scrisse la storia di Dirty Dancing, non si sarebbe mai immaginata un tale successo. Un titolo da vero e proprio record: un successo planetario al cinema, un Golden Globe e un Oscar per il brano “(I’ve Had) The Time of My Life”, oltre 40 milioni di copie della colonna sonora vendute e, solo negli Stati Uniti, oltre 11 milioni di dvd e Blu-ray. Anche a teatro non è stato da meno, ottenendo i più alti incassi nella storia del teatro europeo. Dirty Dancing, the Classic Story on Stage ha la capacità di conquistare e coinvolgere non solo gli habitué del genere, ma di avvicinare al teatro tutta una nuova ed eterogenea parte di pubblico, impaziente di assistere ‘dal vivo’ alla storia d’amore tra Johnny e Baby, raccontata da musiche e coreografie indimenticabili, fedelmente riprese dalla versione cinematografica. Anche in questa nuova versione teatrale la colonna sonora comprenderà, oltre all’iconico brano vincitore di un Premio Oscar e di un Golden Globe “(I’ve Had) The Time Of My Life”, le hit indimenticabili “Hungry Eyes”, “Do You Love Me?”, “Hey! Baby” e “In the Still of the Night”. “Le coreografie hanno una connotazione sexy e sensuale in riferimento al titolo dello spettacolo, balli proibiti, e la direzione musicale affonda invece nei master originali della celeberrima colonna sonora del film – spiega il regista -, per esplodere nel canto live in momenti topici come “Time of My Life”. Le scenografie, le luci, i costumi, le acconciature e il trucco si rifanno invece proprio al periodo, il 1963, più che sul grande schermo, dove per ovvie ragioni era evidente un sapore anni ‘80”

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