Impresa tentata solo in extremis

Dottor Jekyll e Mr Hyde in Europa

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Zielinski esulta durante la trasferta in Germania col Lipsia

Il punto. Sfida con il Lipsia dai due volti per il Napoli con i titolari inseriti solo quando era troppo tardi

Il testa a testa in classifica con la Juventus, il record di vittorie consecutive in campionato pretendono di dimenticare in fretta il Lipsia, la Champions League e la Coppa Italia contro l’Atalanta. Ma l’amarissima eliminazione in Europa League dopo la sontuosa prestazione in terra tedesca impone almeno una riflessione senza alimentare rimpianti. Perché il Napoli ha scelto quasi deliberatamente di non superare il turno con la scellerata partita del San Paolo favorita dalle scelte di Sarri, salvo poi volersi riscattare nella gara di ritorno… Che logica c’è stata nei 180’ europei? Fin troppo facile per gli aedi di turno e sempre in servizio lodare la prestazione di Lipsia – dove Sarri, questa volta, senza snaturare l’essenza del suo credo calcistico ha schierato e “ritrovato” il suo Napoli pur rinunciando dall’inizio a Hysaj, Koulybali, Jorginho e Callejon – dimenticando in fretta la partita del San Paolo; e invece, a mio sommesso avviso, occorre soffermarsi proprio sugli errori commessi nei 180’ globali perché è riflettendo sugli errori che si può migliorare…

E allora mi chiedo e vi chiedo: perché schierare a Napoli una formazione senza alcun criterio dopo aver alimentato in conferenza stampa la sensazione di “fastidio” per la gara e la manifestazione europea quando dopo tre giorni al San Paolo scendeva in campo la modestissima Spal e invece, a distanza di sette giorni, a risultato compromesso o quasi, fai la partita da… Napoli quando dopo 96 ore devi affrontare la trasferta non certo facile di Cagliari? C’è qualcosa, a mio modo di vedere, che non torna e che chiama in causa direttamente Sarri ed il “provincialismo” che ancora accompagna certi suoi modi di interpretare il calcio fuori dal campo… Come ad esempio quel suo lamentarsi su tutto e tutti che è quasi un voler mettere le mani avanti per difendersi creando, consapevolmente o inconsapevolmente, alibi forti per i suoi giocatori.

E poco importa che si sia assunto la responsabilità per le scelte della gara d’andata e per la mancata qualificazione, perché ciò che resterà, a fine stagione, è quello che si sarà raccolto dopo dieci mesi di duro lavoro. Occorre perciò discutere sul perché un bravo, bravissimo allenatore e maestro di calcio, dopo tre stagioni ad alto livello, non sia ancora in grado di gestire al meglio la rosa a disposizione e affermarsi quindi come tecnico di spessore internazionale. Troppo semplice, anche se è corretto, affermare, come ha fatto: “Occorre allargare l’organico per essere competitivi su tre fronti”… Ma se l’organico a disposizione è quello – 18/19 giocatori – è su quello che devi giostrare… Ma poi mi vien da dire: come mai in Germania, senza 4 titolari hai stravinto contro una squadra che già al San Paolo non aveva dato la sensazione di essere superiore al “tuo” Napoli? Ribadisco il concetto: al di là dei valori dei componenti è solo un problema di migliore gestione della rosa.

Il Napoli ha un undici di valore assoluto ed un sistema di gioco che quando funziona produce un calcio di rara bellezza e redditizio. Ma un tecnico deve anche saper fare a meno di qualcuno dei suoi interpreti importanti senza per questo snaturare principi di gioco, mentalità e carattere della squadra. Cambi eccessivi, responsabilizzando tutte insieme le “seconde linee”, producono un gioco asfittico, perdente, dando alibi ai giocatori impiegati. Ricordate le parole di Ounas al termine della gara del San Paolo? Esiste, deve esistere un giusto mix che un allenatore bravo ed intelligente come Sarri non può ignorare o non conoscere dopo anni di dura gavetta. E infatti la dimostrazione l’ha data a Lipsia. Per l’Europa, quest’ anno, “non ci resta che piangere” pensando con amarezza a quello che sarebbe potuto essere. Resta solo – si fa per dire- il campionato, il vero obiettivo dall’inizio di stagione.

Sarri e il Napoli, coscientemente o no, hanno voluto giocarsi questa scommessa, da tutto o niente, ben sapendo che la Juventus, per organico e abitudine a vincere è più forte. C’è il rischio di implosione in caso di mancato successo però, volendo pensare positivo ed essere sinceramente ottimisti, piace credere che il Napoli di Lipsia, forte, concentrato e determinato possa essere lo stesso che vedremo ad aprile all’Allianz Stadium. Avanti, dunque, senza lamenti né timori. Ora Sarri e il Napoli hanno un solo obbligo: vincere e diventare campioni. Poi toccherà a De Laurentiis allargare l’organico per accontentare tecnico e tifosi.