Mario Talarico, ombrelli di classe dal 1860

La storia. Oggi in vico Due Porte a Toledo lavorano nonno e nipote. Tra i progetti dell’affiatata coppia anche l’idea di un museo.

Mario Tallarico
Mario Talarico a lavoro

Una bottega dove al massimo si possono fare sei passi; fotografie in vista e un forte odore di antichità che sa di storia; e ombrelli, ombrelli dappertutto, e di ogni tipo. È il negozio di Mario Talarico, al civico 4/bis di vico Due Porte a Toledo, unica sede, che dal 1860 produce e vende ombrelli di alta classe. Mario Talarico ha 86 anni e da quando ne aveva 12 ogni giorno si siede su quello sgabello di faggio a lavorare sul bancone da lavoro che ha 205 anni. Tutti i grandi sono passati da qui: Putin, il Papa, Lucio Dalla, Fendi. La lista è lunga, ma si sa che ogni napoletano che si rispetti possiede un parapioggia Talarico. Quello originale, però. Da poco ha avviato una collezione anche con Marinella. Con lui c’è suo nipote, Mario anche lui, che ha portato un’ondata di modernità e giovinezza che mancava. Insieme sono due dei protagonisti del programma di Rai 3 “Senso Comune”, che va in onda ogni sera alle 20.15. I due sono inseparabili e, pur essendoci continuamente battibecchi simpatici, quando entri nel negozio è chiaro che si ha a che fare con due seri professionisti. Probabilmente il massimo della professionalità, visto che Mario senior è stato inserito nella lista dei migliori 14 artigiani del mondo. E lo abbiamo qui, a Napoli.

Qual è la storia di Mario Talarico?
“Quando terminai la quinta elementare divenni irrequieto, volevo aiutare mio padre. Ma lui non ne voleva sapere e così mi mandò a lavorare in una tipografia. Ci stetti per tre settimane, fino a quando non venni a sapere che mio padre pagava 5 lire a settimana il tipografo per insegnarmi il mestiere. Così gli chiesi di mettermi alla prova”.

E come andò a finire?
“Feci un ombrello e fu fiero di me. Mi diede una moneta da 5 lire, che ho ancora in casa, conservata come una reliquia”.

Quel bancone ne ha visti di ombrelli…
“Ha 205 anni, faceva parte della fabbrica di mio nonno che si trovava a via Toledo, era un artista della corte borbonica. Ad oggi faccio 4 ombrelli al giorno”.

Non ha intenzione di smettere?
“Mai. Questo negozio è la mia vita. Ogni ombrello che c’è qui ha una storia. Appena ne concludo uno gli do un bacio, per salutarlo. Come un padre coi suoi figli”.

Mario Talarico jr, lei ha un grosso peso sulle spalle. Quanto è stato difficile affermarsi?
“Sono sempre stato grato per la famiglia che ho, ma devo ammettere che sono molto fiero del mio percorso. A 5 anni feci un’opera in terracotta che andò direttamente in un museo per bambini di Madrid; a 11 vinsi il concorso mondiale per il miglior disegnatore; quando frequentavo il liceo artistico, fui notato da un dirigente della Marvel che mi voleva in America per disegnare le copertine di Spider-Man. Ebbe un infarto e non se ne fece niente”.

Quando le fu chiesto da suo zio di intraprendere la carriera da ombrellaio, quale fu la sua reazione?
“A quei tempi lavoravo nella pelletteria di mio padre; siamo tutti artigiani in famiglia. Il negozio era così come lo si può vedere oggi; solo che era senza fotografie, senza ombrelli colorati e giovanili. Io ho portato un po’ di freschezza e creatività. Lo dico sempre: io sono un bambino nel corpo di un adulto”.

Come ha fatto a far coesistere tradizione e innovazione in un settore così particolare?
“Ho voluto adattarmi alle tecnologie moderne. Entrano sempre tanti vip e personaggi noti, intellettuali e politici, perché non mostrarli al pubblico? Così ho aperto una pagina Instagram e Facebook e ci ho inserito fotografie, ma anche video di come lavoriamo gli ombrelli, dalla creazione fino al lavoro completato. Bisogna essere aggiornati”.

Qual è stato l’incontro più emozionante?
“Ho incontrato diverse personalità, ma vedere Luca De Filippo che varca la soglia del negozio è stato impagabile. Io sono cresciuto con Totò e De Filippo, li disegno a mano ancora oggi sugli ombrelli perché ho paura che l’opinione pubblica si dimentichi dei grandi che hanno reso famosa Napoli in tutto il mondo”.

Ci sono ombrelli di ogni tipo, ce n’è persino uno con il pomello di Batman e un altro con la faccia di Maradona…
“Organizzai una festa natalizia e regalai a tutti i bambini dei piccoli ombrellini personalizzati con i volti degli eroi dei cartoni animati. Oltre ai bambini, gli ombrelli piacquero molto anche ai genitori. Così capii che il bambino che c’è in me in realtà c’è in ognuno di noi. Da quel giorno facciamo ombrelli personalizzati di tutti i tipi e di tutti i gusti. Ce li commissionano da ogni parte del mondo. Il mio sogno è aprire un museo dell’ombrello. Ci stiamo lavorando…”.

L’artigianato è un settore in crisi. Come avete superato questo ennesimo scoglio?
“Prima di accettare la proposta di mio zio, mi sono esercitato sugli ombrelli del Settecento e dell’Ottocento. Ho fatto una lunga gavetta. Il nostro segreto è la professionalità e l’essere i migliori nel settore. L’Italia si salva dalla crisi proprio grazie all’artigianato; siamo famosi in tutto il mondo proprio per questo”.

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