Un evento per ricordare Troisi e La Smorfia
Lello Arena con il sindaco Luigi de Magistris ed Enzo Decaro

l’intervista. A giugno cinque giornate per celebrare l’attore e i successi del trio comico che ha iniziato la sua storia in un garage

La Smorfia”, il trio comico composto da Massimo Troisi, Lello Arena ed Enzo Decaro che ha dato vita ad esilaranti sketch tutt’oggi apprezzati, compie quarantanni e la città di Napoli è pronta a rendergli omaggio con un evento che accenderà i riflettori sulla loro carriera, con uno spazio dedicato a Massimo Troisi nelle vesti di regista dopo la fortunata esperienza teatrale col terzetto.

Dal 18 al 24 giugno in piazza del Plebiscito si terranno cinque serate di festeggiamenti e approfondimenti con tanti inediti. Il progetto, nato da un’idea di Lello Arena e Mario Esposito a cui Enzo Decaro e Stefano Veneruso, nipote dell’attore sangiorgese, si sono uniti con entusiasmo, prevede ogni sera un tema che sarà sviluppato con un dibattito/ show attraverso testimonianze e aneddoti, e la presentazione di filmati della vita di Massimo mai resi pubblici finora.

A latere sarà allestita una mostra su Troisi e “La Smorfia” con costumi, scene, oggetti di scena e reperti originali. Abbiamo chiesto a Lello Arena di ripercorre con noi questa favolosa esperienza partendo dall’inizio, quando i tre amici d’infanzia cominciarono ad esibirsi in un garage, denominato poi Centro Teatro Spazio, a San Giorgio a Cremano: “Era un teatro nel circuito, facevamo scambi con altri teatri. Per noi non era un hobby ma certo non pensavamo che sarebbe diventato un lavoro. Insomma non ci esibivamo per amici e parenti, l’idea era di fare spettacoli e farli girare, poi le cose si sono innestate una nell’altra fino a portarci al successo”.

I testi che avete portato in scena sono sempre stati scritti da voi?
“Sì. Non abbiamo mai fatto niente di nessun altro, solo all’inizio prima che diventassimo “La Smorfia” ci siamo cimentati in alcuni classici del teatro e usato testi del cabaret romano”.

A proposito de “La Smorfia”, all’inizio vi chiamavate “Saraceni”.
Poi perché cambiaste?

“Saraceni era il primo nome che c’eravamo dati per raccontare la provenienza alla quale tenevamo. Poi quando ci siamo affacciati alla platea nazionale con i broadcast televisivi, gli autori e il regista ci dissero che era troppo regionalizzato e ci invitarono a inventarne un altro. A noi venne in mente la smorfia, un termine che coniugava il libro che consentiva di tramutare in numeri i sogni napoletani ma anche la smorfia dell’attore ovvero il gesto principe della sua espressione”.

Tanti sono gli sketch che avete realizzato e che ancora oggi sono apprezzati.
Ne avevate qualcuno preferito?

“Idealmente San Gennaro che è stato il primo lavoro e durante la messa in scena si gemellava con Pino Daniele che entrava nel nostro teatrino e cantava le sue canzoni. Però Annunciazione [Natività] è quello che più somigliava all’idea di un piccolo atto unico teatrale che sempre avevamo cercato. Devo dire che la versione che ho allestito in televisione con Ficarra e Picone è stata molto seguita ed è indicata fra le punte di ascolti record in assoluto della rete”.

Che sensazioni ha provato? Si è commosso?
“Inutile negarlo. Poi era all’auditorium di Napoli, figuriamoci! Sono cose che uno le fa, si gioca 6 coronarie per l’emozione ma ne vale la pena”.

Se si volta indietro e vede questi 3 giovani che si affacciano al mondo dello spettacolo come li vede?
“Io ho sempre pensato che se ci fossero tre attori così oggi sfonderebbero comunque, a me ancora oggi fanno molta simpatia. C’era sin dall’inizio una grande qualità nell’esecuzione, avevamo poi un fuoriclasse, un Maradona nella squadra come Massimo. I testi erano innovativi, la formula era maschile, non maschilista, come idea. Tutti i gruppi all’epoca avevano infatti nell’organico anche una donna che facesse anche da specchietto per le allodole, noi eravamo 3 ragazzi”.

Fu difficile la scelta della chiusura del gruppo?
“Mah… tutte le scelte artistiche de “La Smorfia” sono state rigorose e aristocratiche, anche drastiche talvolta come la sua chiusura, ma facevano parte del carattere del trio. Nell’immaginario comune sembrano più anni ma professionalmente “La Smorfia” si è esibita per 2-3 anni”.

Un suo pensiero su Massimo?
“Massimo è un fuoriclasse, un poeta. Mi fa sempre piacere ricordare che un genio come lui abbia scelto un posto come “La Smorfia” per affinare il suo talento e crescere professionalmente per poi prendere il volo con la sua arte”.

E le nuove leve come le vede?
“Credo ci siano buoni talenti anche oggi. In generale i comici devono avere il tempo tecnico per farsi conoscere e quindi bisogna metterli anche nella condizione di farlo, ma sono sicuro che quando le capacità ci sono prima o poi emergono. L’ultimo film del quale mi sono occupato è quello degli Arteteca Finalmente sposi che sta andando molto bene. Per me loro sono una vera realtà nel panorama comico italiano. Sono sicuro che ci riserveranno ancora belle sorprese”.