Antonietta De Lillo

Da non perdere l’appuntamento settimanale con la rassegna “Astradoc – viaggio nel cinema del reale”; venerdì 9 marzo dalle 20.30 ci sarà la regista Antonietta De Lillo, introdotta dal critico cinematografico e storico del Cinema Giuseppe Borrone, a presentare le sue opere: I Promessi Sposi (Italia 1993 – 22’)  e il Il Signor Rotpeter (Italia 2017 – 34’). La serata sarà chiusa dalla proiezione di NICO, 1988 di Susanna Nicchiarelli.

L’amore come forza indagatrice di un’intera esistenza viene raccontata nei “Promessi sposi”; una testimonianza della forza dell’amore che lega due persone, Antonio e Lina, una coppia della provincia napoletana, due promessi sposi dei giorni nostri. Il racconto avanza come un thriller in cui i due protagonisti nascondono un mistero: tracce visive, cicatrici su un braccio, dettagli che si insinuano nella loro storia, fino a svelare l’enigma. Ciò che emerge trascende la dicotomia maschio-femmina, per esplorare tratti dell’esistenza nella sua interezza: l’amore, la sessualità, l’identità, il confine tra maschile e femminile. Tutti aspetti che nascono e si trasformano grazie al nostro ineluttabile destino del vivere in società.

“Il signor Rotpeter”, definito da Alberto Barbera “Un piccolo gioiello sorprendente che fa piazza pulita dell’antropocentrismo di cui la nostra cultura si è nutrita fino ad oggi”, è il ritratto immaginario dedicato al il signor Rotpeter, personaggio creato dalla penna di Franz Kafka. Antonietta De Lillo si muove su due piani: da una parte i frammenti della lezione universitaria kafkiana, come fossero la messinscena del suo passato, dall’altro il suo presente. La regista crea un personaggio cinematografico che porta in sé istanze senza tempo quali libertà, sopravvivenza, via d’uscita, e ne fa un ritratto immerso nella nostra contemporaneità. Attraverso questa narrazione inedita Antonietta De Lillo dà vita a un Rotpeter “napoletanizzato”: cammina per le strade di Napoli, nei giardini comunali di Molosiglio, percorre le scale dell’Università Federico II, osserva le famiglie che trascorrono la domenica nel bosco di Capodimonte, e infine concede a un’invisibile giornalista una lunga intervista.

Note di regia: Tutto ha avuto inizio quando Marcello Garofalo mi segnalò la performance teatrale del testo kafkiano Una relazione per un’Accademia, ideata e interpretata da Marina Confalone, una delle attrici a mio avviso più importanti del panorama italiano. Sono così andata a Napoli a vedere la sua messinscena in un’aula dell’Università Federico II e ha preso forma dentro di me l’idea di far uscire il personaggio kafkiano Rotpeter dalla pagina scritta per farlo vivere in una Napoli contemporanea, attraverso una lunga intervista.

Con tutte le peculiarità del cinema di finzione ho realizzato il mio primo ritratto a un personaggio immaginario nato dalla penna di uno scrittore. Quello che mi aveva colpito della lezione del signor Rotpeter era la sua ricerca disperata di una “via d’uscita”.

Antonietta De Lillo

Inizia il suo percorso professionale come fotografa per importanti quotidiani e settimanali. Da Napoli si trasferisce a Roma, dove nel 1985 dirige insieme a Giorgio Magliulo il suo primo lungometraggio Una casa in bilico, vincitore del Nastro d’Argento quale migliore opera prima, e nel 1990 Matilda.

Tra il 1992 e il 1999 firma documentari e video-ritratti, molti dei quali selezionati e premiati in festival internazionali: Angelo Novi fotografo di scena, Promessi Sposi, La notte americana del Dr. Lucio Fulci, Ogni sedia ha il suo rumore. Nel 1995 dirige I racconti di Vittoria, Premio Fedic alla 52° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. Nel 1997 realizza Maruzzella, episodio del film I Vesuviani e nel 2001 Non è giusto, presentato al 54° Festival del Cinema di Locarno. Nel 2004 dirige Il Resto di Niente, evento speciale alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, ricevendo importanti premi e riconoscimenti.

Nel 2011 realizza con marechiarofilm, in qualità di ideatore e curatore del progetto, il primo film partecipato in Italia, Il pranzo di Natale, presentato al Festival del Film di Roma. Nel 2013 realizza La pazza della porta accanto, conversazione con Alda Merini presentata al Torino Film Festival.

Sempre al Torino Film Festival presenta nel 2014 il film documentario Let’s Go e nel 2015 il secondo film partecipato oggi insieme domani anche, che le vale nel 2016 il Nastro d’Argento speciale per il suo percorso innovativo.

A chiudere la serata ci sarà il pluripremiato “Nico, 1988” di Susanna Nicchiarelli

Ambientato tra Parigi, Praga, Norimberga, Manchester, nella campagna polacca e il litoraleromano, Nico, 1988 è un road-movie dedicato agli ultimi anni di Christa Päffgen, in arte Nico. Musa di Warhol, cantante dei Velvet Underground e donna dalla bellezza leggendaria, Nico vive una seconda vita dopo la storia che tutti conoscono, quando inizia la sua carriera da solista. Nico, 1988 racconta gli ultimi tour di Nico e della band che l’accompagnava in giro per l’Europa negli anni ’80: anni in cui la “sacerdotessa delle tenebre”, così veniva chiamata, ritrova se stessa, liberandosi del peso della sua bellezza e ricostruendo un rapporto con il suo unico figlio dimenticato. È la storia di una rinascita, di un’artista, di una madre, di una donna oltre la sua icona.

Note di regia: La mia idea era di reinterpretare, rivivere e rielaborare emotivamente tutte le componenti della storia di Nico, per renderla contemporanea ed universale. Con Trine ho condiviso la lunga ricerca biografica che avevo fatto, i materiali, le interviste con i testimoni: insieme a lei ho ricostruito un personaggio difficile, controverso, talvolta antipatico; insieme abbiamo affrontato la sfida che anche il pubblico, com’era accaduto a noi, potesse tifare per lei. Con Trine e con il resto del cast, più di tutti con il coprotagonista maschile John Gordon Sinclair, ho raccontato il personaggio anche servendomi degli occhi degli altri, dal manager ai membri della band. Ho messo in scena una band di perdenti in un road-movie per l’Europa degli anni Ottanta, i tour improbabili e male organizzati, le situazioni talvolta surreali in cui i nostri si trovavano, mi hanno dato la possibilità di stemperare con ironia la drammaticità della vita di Nico, e anche di raccontare il continuo oscillare della sua storia, come quella di tutti, tra il ridicolo e il drammatico. Ho voluto raccontare la storia di Nico attraverso la sua musica di quegli anni.

Il film ha vinto vari riconoscimenti: Premio Orizzonti per il miglior film alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia 2017,

Premio speciale Francesco Pasinetti Menzione speciale FEDIC. Candidato come miglior film, miglior sceneggiatura originale, miglior produttore, migliore musicista, migliore truccatore, miglior acconciatore, migliore montatore ai David di Donatello 2018.