“Le donne appassionate di Forcella”

divise tra famiglia, teatro e... Dolce&Gabbana

La storia. Le attività del gruppo nato grazie a un laboratorio di Marina Rippa si svolgono con l’associazione “f.pl. femminile plurale”

donne di forcella, Dolce&GabbanaMelina e Melania con Anna, Rosetta e l’altra Anna sono le donne di Napoli, di quella striscia di terra tra il quartiere Pendino e San Lorenzo chiamata Forcella. Sono nate, vissute o trapiantate nel cuore pulsante della città, in quel luogo dove gli antichi si dedicavano al benessere del corpo e della mente, proprio li, dove c’erano le terme. Queste donne conservano un dialetto partenopeo nella sua forma più antica, ritmica e sonora, classica e non volgare. Sono le stesse donne che si sono divertite a prendere parte al noto spot pubblicitario di Dolce&Gabbana ambientato nel centro storico di Napoli.

Sono quelle che la domenica mattina si svegliano all’alba per preparare il ragù, rigorosamente cucinato con sette tipologie di carne diversa. Sono le educatrici che hanno garantito e garantiscono gli studi ai propri figli, contro la dispersione scolastica fino a portarli all’Università. Abitano lì, dove sono nate, vissute e cresciute con la voglia di riscattarsi dal pregiudizio che incombe su quel rione e sull’intera città. “Forcella è la fusione tra India e Cuba – racconta Melania Russo, che abita in vico Scassacocchi -. In India sfrecciano i motorini come qua, a Cuba, invece, vivono nei bassi, le donne sono corpulente e cucinano sempre… quindi Napoli si pone come un luogo magico che raccoglie tutte le sfaccettature dell’universo. Io voglio investire sulla mia città – continua – e credo fermamente che l’arte rappresenti una chiave per aprire la porta della rinascita”. Fanno le faccende domestiche, cucinano, lavorano e crescono i figli ma hanno una passione in comune: il teatro. Tutte, infatti, oltre alla partecipazione allo spot D&G e ad apparizioni in varie fiction televisive, vantano esperienze anche al Teatro San Carlo e al Mercadante, nutrendo questa grande passione scoperta grazie a un laboratorio teatrale avviato nel 2007 da Marina Rippa.

Oggi l’attività si presenta autonoma e autogestita sostenuta dall’associazione “f.pl. femminile plurale” di cui fa parte anche la fotografa Miriam Altomonte. “Tra i lavori prodotti – spiega Marina Rippa-, c’è Pe’ devozione, che ha vinto il bando de I teatri del Sacro di Lucca edizione 2015 ed è stato ospite in alcune rassegne di teatro nazionali a Roma, a Caserta, a Taranto e a Civitanova Marche”. Il sogno di Marina è quello di avere uno spazio fisso dove poter progettare, provare e mettere in scena. Un’altra donna che lavora su Forcella è l’archeologa Paola Filardi, che con l’associazione Agorà ha ideato il “Vascio tur”, giro della zona attraverso la scoperta del patrimonio culturale materiale e immateriale, e il progetto NeaPolisRestArt. “Napoli è donna, Napoli è Partenope – aggiunge Rosetta Lima – è delle donne che sanno amare”. “La nostra città ce la invidiano tutti, è meravigliosa, dobbiamo solo amarla, perché è unica” aggiunge Maria, la gemella di Rosetta. Mentre Anna Patierno, candidata al David di Donatello con il film L’intrusa afferma: “Napoli è un punto interrogativo, è come il teatro… non sai mai quello che ne esce, ma appassiona e richiama all’amore”.

Il merito dell’unione di questo gruppo di donne va anche ad un’istituzione presente sul territorio ovvero la scuola “Adelaide Ristori”, che inizialmente invitò un gruppo di mamme, che accompagnavano i propri figli, a partecipare ad uno spettacolo al teatro Trianon. “Da piccola volevo far parte del mondo dello spettacolo – asserisce Anna Manzo – ma non potevo per varie responsabilità. Oggi sto realizzando un sogno”. Dalla commedia allo sketch comico, la loro è una presenza scenica naturale che, oltre al talento, si palesa anche in una semplice chiacchierata, infatti, Melina de Luca, che propone ricette, pranzi e rievocazioni storiche, sottolinea: “Napoli è una pizza fritta bella fuori e buona dentro”. Tutto ciò fa pensare che hanno nel sangue le maschere dell’antico teatro greco, forse tramandato da generazione in generazione quando quella striscia di terra era il luogo di svago e benessere dei fondatori della Nea Polis.