Super Dybala trascina la Juve

Ora bisogna inseguire la lepre

Dybala trascina la juve
Marek Hamsik nel match contro l’Inter (AGNFOTO)

L’analisi. Il Napoli lascia il Meazza con l’amaro in bocca. Ma il duello al vertice continua

Nel primo pomeriggio, la Juve guidata da uno straordinario Dybala s’era assisa sulla prima poltrona e ci resterà. Ancora un rigore fallito da Higuain a dimostrazione dell’emotività che spesso lo avvinghia. Che notte nel Meazza in festa per i bauscia. I centodieci anni di storia antica, i richiami al triplete, il dentone Ronaldo che inneggia, Moratti che tifa Napoli (ovvio) e però l’Inter non più sua che ha l’occasione di risalire in zona Champions, vista la mezza frenata della Lazio salvata a Cagliari da un tacco alla Ibrahimovic del superbomber Immobile che sta “disonorando” il proprio nome a suon di scatti e di reti pesanti (24). Ciro il napoletano sul tetto dei bomber. In lotta per la Scarpa d’oro si accontenta di fare le scarpe a tutti i portieri che gli si parino davanti.

Proprio agli azzurri doveva capitare la notte della festa bauscia. Come se non fosse bastato il pomeriggio del sorpasso bianconero. E il pensiero latente del recupero con l’Atalanta della banda Allegri. Brutti pensieri. Una vita da lepre, con i cani che ti raggiungono e ti superano. Risultato in bianco, come si diceva un tempo. Perché in un match chiuso, eccezion fatta per strappi e strappetti, ne vien fuori un palo colpito da Skriniar connazionale di Hamsik ed un errore madornale di Insigne che opta per il pallonetto davanti ad Handanovic. Ci ha provato anche altre volte Lorenzo (al Meazza un po’ meno magnifico del solito) ma sempre fuori misura. Eppure era reduce dall’aver bersagliato a ripetizione il romanista Alisson. E chissà che cosa avrebbe dato il folletto di Frattamaggiore per un gol alla squadra che lo bocciò in un provino, aveva undici anni, dissero che era troppo piccolo.

La banda sarriana lascia il Meazza con l’amaro in bocca. Perché è avvilente uscire dal campo con un solo punto in saccoccia dopo aver tenuto a lungo il pallino del gioco. Un’altra prova così così del reparto di centrocampo nel suo complesso: Hamsik limitato da Gagliardini, Allan sovrastato da Brozovic, Jorginho infastidito prima da Rafinha e poi da Eder. In avanti i soliti movimenti a tourbillon ma sterili. Perché anche Mertens non era nella giornata di mira buona e Callejòn ha esitato su un pallone invitante che gli era capitato a portata quasi per caso. Mercoledì la Juve recupererà il match con l’Atalanta e potrebbe allungare in classifica. Comincia, comunque, un altro campionato, non più da leader. Ma non tutto è perduto. Il calendario è disseminato di insidie. Anche per la Juve che ha pure l’impegno gravoso in Champions. Anche se è vero che le coppe aiutano a crescere: nel gioco e nella mentalità. Il Napoli, per sua scelta, dovrà onorare soltanto il campionato. Mollare ora costituirebbe un tradimento, e non soltanto per lo sbandierato patto dello spogliatoio.

Nell’anticipo contro il Torino, la Roma ha dimostrato che la prestazione super esibita al San Paolo non era stata un caso. Anche senza Dzeko, tra i più forti centravanti che ci siano in circolazione in Europa. Sostituito da uno Schik sempre più oggetto misterioso. Ancora una partita super di De Rossi. Se gira lui, è tutta un’altra Roma. Intanto, il Milan di Ringhio si avvicina alle zone alte della classifica. Dimenticato lo smacco Arsenal, sbanca Marassi con un gol di testa di André Silva all’ultimo secondo del match. È il primo sigillo del giovane centravanti portoghese che, sin qui, era stato l’oggetto misterioso della dispendiosa campagna acquisti dei cinesi di Nanchino. In zona Europa League, clamoroso il tonfo della Samp a Crotone. Quaterna di reti dei pitagorici, salva l’onore Zapata. Si rilancia l’Atalanta per l’Europa minore. Vince a Bologna ed ha due partite da recuperare: mercoledì in casa Juve e poi quella con la Samp. Sempre più interessante ed incandescente la lotta per la salvezza che coinvolge ben sei squadre, escluso il Benevento al quale non basta giocare un buon calcio. La prima domenica senza Astori. Commovente l’ultimo saluto di Firenze al suo capitano. In un silenzio assordante. Il Benevento non l’ha fatta da sparring partner. Lodevole il fair play in campo. C’è da chiedersi quanto durerà.