La verità chiamava, Luigi Necco ha sempre risposto

«Caviglie perforate, braccia e gambe spezzate, ossa frantumate, il risultato della convivenza con motorini, automobili, la violenza, le malattie. Si affanna su decine e decine di barelle circumnaviganti tra parenti discinti, donne scarmigliate e infinite bottiglie di plastica (il bar è chiuso  mesi). […] La terza trasfusione speriamo dia i risultati:no, un altro buco no, non gliela faccio! “Il fatto è che le sue vene si stracciano”. La quarta è andata bene, però forse un altro giorno qui… No! “Guardi che le va su la pressione”. “Lasciatemi uscire”. Il privilegio no, la democrazia mi esalta e ci sto, ma forse quel certo Enzo De Luca che sfotteva Caldoro e prometteva di risanare la Sanità dovrebbe decidersi a farlo». Scriveva così Luigi Necco solo qualche mese fa sulle pagine del nostro giornale, raccontando la nottata trascorsa nel Pronto Soccorso del Cardarelli, l’ospedale più importante del Sud Italia ma a corto di tutto, anche di assistenza.
Proprio lì, dove era ricoverato da alcuni giorni per problemi respiratori, si è spento stanotte all’età di 83 anni.

«Milano chiama, Napoli risponde», lo ricordiamo così nei collegamenti dal San Paolo. Necco era un cronista sportivo, uno de più grandi, il volto storico di 90°minuto negli anni della Napoli di Maradona, era un esperto e un appassionato di archeologia, è stato consigliere comunale, direttore dell’Ente provinciale per il turismo, ma era soprattutto un uomo e un giornalista libero e coraggioso. Nel 1981 fu anche vittima di un attentato di camorra che lo gambizzò.

Ma Necco non ha mai avuto paura di denunciare la corruzione, l’illegalità, le ingiustizie in ogni campo e lo ha fatto fino alla fine, anche sulle pagine del nostro giornale. L’avevamo incontrato un pomeriggio d’estate. Napoli giornale gratuito era nato da appena un mese, glielo mostrammo, gli raccontammo che volevamo che fosse uno strumento a servizio dei napoletani, un’arma di verità per i cittadini. «Mi piace», disse. «Mi piace perché è un giornale libero!»

E allora grazie Maestro per essere stato un nostro compagno di viaggio agli inizi di questa bella e coraggiosa avventura.