La città ricorda Aldo Giuffré

Era uno dei figli di Filumena Marturano nel film diretto da Eduardo De Filippo nel 1951, ma Aldo Giuffré non fu soltanto un attore bensì anche un doppiatore, un annunciatore radiofonico, un conduttore televisivo, un regista e uno scrittore (quattro romanzi editi da Guida) e dunque merita di essere ricordato tra coloro che hanno rappresentato l’identità culturale e civile della nostra città. Perciò la proposta del consigliere della II Municipalità, Pino De Stasio, di intitolargli una strada, approvata all’unanimità dal Consiglio a pochi giorni dalla pioggia di David di Donatello per il cinema napoletano, che conferma la potenza del fascino delle narrazioni nell’immaginario collettivo, in grado anche di smuovere flussi turistici e di promuovere sviluppo. La toponomastica come traccia per collegare i fili della memoria.

Aldo Giuffré nacque e visse a lungo in via del Sole, a ridosso del Primo Policlinico e a due passi da piazza San Domenico Maggiore.

La proposta di De Stasio, che ha le deleghe assessoriali alle pari opportunità e alla memoria della città – presentata insieme con la presidente della commissione Cultura, consigliera Bianca Verde, che chiede anche l’apposizione di targhe nei luoghi dove nacquero Salvatore Gambardella, uno dei padri della canzone napoletana, e Salvatore Papaccio, musicista molto popolare fino agli anni Settanta e ora completamente dimenticato – è stata approvata da tutte le forze politiche. “Ciò rientra in una serie di percorsi che vogliamo creare, in un’area dal patrimonio storico artistico poderoso, imprimendo segni identitari che colleghino il passato al presente. Sfide del contemporaneo per valorizzare la storia investendo sul futuro dei giovani”, spiega Pino De Stasio. Certo è che Napoli, la cui immagine nei primi anni Novanta del secolo scorso appariva sfocata, nonostante seri problemi (dalla disoccupazione al malfunzionamento dei servizi) sta vivendo una nuova grande stagione letteraria e artistica, come avvalora anche la recente assegnazione dei premi David di Donatello per il nostro cinema: da quello per il miglior film, andato ad Ammore e malavita dei Manetti Bros, a Renato Carpentieri miglior attore in La tenerezza di Gianni Amelio, ai riconoscimenti per Napoli velata di Ozpetek e per la pellicola di animazione Gatta Cenerentola, prodotta dalla Mad di Luciano Stella. Il cinema come specchio dei tempi.

Aldo Giuffré debuttò nel 1947 in Napoli milionaria con la compagnia di Eduardo che fu il suo primo grande maestro, ma lavorò anche con Strehler e Cesco Baseggio. Era entrato in radio non ancora ventenne a Napoli come annunciatore, poi alla Rai di Roma (il 25 aprile 1945 annunciò dai microfoni di via Asiago la fine della guerra). L’approdo al cinema sempre nel 1947, in Assunta Spina con Anna Magnani (era cominciata la grande stagione del ne orealismo…). E poi i film con De Sica, Sergio Leone, Massimo Costa, Nanni Loy. E ancora in scena (per una decina di anni col fratello Carlo) spaziando dal teatro dialettale ai grandi classici come Cechov e Goldoni. Dal 1960 lavorò in varie commedie e sceneggiati tv, nel ’73 condusse il varietà Senza rete. Nel 1979 un’operazione ad una delle corde vocali lo privò della sua voce pastosa, ma ciò non gli impedì di continuare. Morì nel 2010.
L’iniziativa per tutelarne la memoria mi era stata sollecitata da varie associazioni e dalla compagna Elena che gli è rimasta accanto fino agli ultimi giorni“, racconta Pino De Stasio, a sua volta amante dell’arte e della musica, “personaggio” del centro storico il cui Bar Settebello è crocevia di intellettuali e di varia umanità. Ora si spera che l’iter sia veloce. Rafforzare l’identità per resistere alle spinte disgregative della globalizzazione.