“La fine del mondo” si chiama Napoli

Il 21 aprile torna #cuoredinapoli

«Napoli può sembrare una città qualunque: caos, violenza, delinquenza metropolitana, ma ha una sua specialità, qualcosa che la fa vibrare: le emozioni quando meno te le aspetti ti inchiodano e non puoi più andare via. Chi sopravvive a Napoli, sopravvive alla sua capacità di turbare e sa che quello che vive quando la attraversa non lo proverà mai più altrove». Così Renato Carpentieri, voce narrante de La fine del mondo, il cortometraggio realizzato dagli studenti del corso di Nuove Tecnologie dell’Arte dell’Accademia di Belle arti di Napoli, presentato lo scorso 6 aprile al cinema Modernissimo.
Ilario Franco è l’interprete di un racconto della città che si snoda attraverso vicoli, volti, panorami, le sue tante bellezze e le mille contraddizioni. Un ritratto toccante, poetico a tratti, eppure realistico: Napoli come Marte, «semplicemente diversa»; Napoli senza regole, almeno quelle scritte; Napoli città dell’estro, della creatività, dell’ingegno; Napoli,  dove la «confidenza è un bisogno interiore»;  Napoli città della vera felicità che però è l’«amica intima» e non l’opposto della «pucundria»; Napoli e i napoletani capaci di resistere a tutto, di trasformare i limiti in risorse, dove ogni cosa è un superlativo, Napoli «la peggiore città più bella del mondo».

L’evento ha anticipato l’edizione 2018 di #cuoredinapoli, il progetto promosso e ideato dagli studenti del corso in NTA  dell’Accademia di Belle Arti in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, la Municipalità 2 e alcune associazioni e privati che agiscono sul territorio, che avrà luogo il prossimo 21 aprile ai Quartieri Spagnoli.
Lo spazio del quartiere, che già da due mesi alla Fondazione Foqus ospita i 150 allievi al lavoro per la preparazione dell’evento, sarà lo scenario per la realizzazione di una “una grande scultura antropologica relazionale”, un richiamo artistico per l’intera comunità invitata a partecipare anche semplicemente postando immagini, video, tweet sui social network, alla creazione di un flusso di condivisione, appartenenza, riappropriazione del territorio, meraviglia, compiacimento, amore per Napoli, per una città che è davvero la «fine d’o munno».