Agricoltura spaziale, Napoli è pioniera

Il primo esperimento è tutto partenopeo

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Agricoltura Spaziale. Il primo esperimento è tutto partenopeo. Gli studenti di Agraria della Federico II e del Liceo scientifico Silvestri di Portici sono i vincitori di un concorso dell’Asi

Carote spaziali nei nostri piatti. Sembra un menù futuristico ma forse sarà possibile assaggiarle. Questo grazie a una missione nello spazio che ha portato con sé un progetto di un team tutto napoletano.

Il concorso “YiSS – Youth ISS Science”

Nel 2016 l’Agenzia Spaziale Italiana, nell’ambito delle proprie attività educative e in occasione della Missione “Expedition 52/53” per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), bandì il concorso “YiSS – Youth ISS Science”. L’obiettivo dell’iniziativa era di sfruttare “il potenziale immaginativo e ispiratore dello spazio per coinvolgere le Università statali e gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado nel processo di ideazione e presentazione di proposte sperimentali scientifico/tecnologiche da eseguire in microgravità a bordo della ISS”.

i “DALiSS”, vincitori del concorso

A vincere il concorso è stato l’esperimento Multi-Trop, presentato dal gruppo napoletano DALiSS. Ideato dal Dipartimento di Agraria dell’Università di Napoli “Federico II” e dal Liceo Scientifico “Filippo Silvestri” di Portici Multi-Trop, il cui nome deriva dai tre tropismi che determinano il senso di accrescimento delle radici (gravitropismo, idrotropismo e chemiotropismo), “ha come obiettivo quello di verificare il ruolo dell’acqua e degli elementi nutritivi sull’orientamento della crescita delle radici in condizioni di microgravità”.

Al grido di “Entusiasmo, impegno e… dritti alle stelle!” tre studenti del Dipartimento di Agraria e nove studenti del Liceo Silvestri hanno lavorato alla proposta entrata poi nella “casa cosmica” durante la missione “Vita” che ha visto tra gli ‘abitanti’ anche l’astronauta italiano dell’Esa Paolo Nespoli.

I risultati della ricerca

E proprio l’astronauta è intervenuto presso la Sala Cinese della Reggia di Portici, sede del Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico  II, per illustrare i risultati della ricerca assieme all’ingegnere Giovanni Valentini di ASI, responsabile delle attività sulla Stazione Spaziale Internazionale, all’ingegnere Elisa Carrubba di Kayser Italia che ha coordinato l’interazione con la Nasa e al team che ha presentato le attività svolte nelle fasi di preparazione dell’esperimento nei laboratori del Dipartimento di Agraria e presso quelli della Nasa, in Florida a Cape Canaveral.

A porgere il benvenuto ai presenti è intervenuto Vincenzo Cuomo, Sindaco della Città di Portici, e inoltre Gaetano Manfredi, Rettore dell’Ateneo federiciano e Presidente della Crui e Matteo Lorito, Direttore del Dipartimento di Agraria.

“Sulla base spaziale facciamo diverse attività di carattere scientifico, tecnologico e attività a sfondo educational – ha dichiarato Paolo Nespoli – e devo dire che queste ultime sono stimolanti e interessanti perché si entra in contatto con gli studenti. Indipendentemente dal risultato ottenuto è sempre un’esperienza interessante”.

A spiegare i risultati, ma anche l’apologia di un esperimento che guarda molto lontano, è la prof.ssa Giovanna Aronne, coordinatrice del progetto per il dipartimento di Agraria:

“Si tratta di un lungo lavoro che parte dalla facoltà di Agraria 20 anni fa sulla biologia delle piante nello spazio. Questo è un esperimento di ricerca con finalità educational con l’obiettivo di investigare l’interazione tra tropismi, ovvero tra le forze che attraggono le radici. Sulla terra, infatti, la forza di attrazione maggiore è la gravità, questo permette alle radici di andare verso il basso, e la presenza di altri stimoli come l’acqua e sostanze nutritive nel suolo. Abbiamo potuto mettere in evidenza che in condizioni di microgravità, quindi sulla stazione spaziale, le radici, in particolare quelle della Daucus, carota che abbiamo utilizzato come specie, si sono sviluppate e si sono orientate verso il substrato che conteneva i sali minerali e quindi le sostanze nutritive”.

Un discorso aperto dunque che vedrà al tavolo della discussione la comunità scientifica. Per il momento sono state buttate le basi per un’agricoltura spaziale.