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L’opera di Franz Wenzel "Ingresso di Garibaldi a Napoli" - 7 settembre 1860

Maggio 1860, così ebbe inizio la colonizzazione del Regno.

Esattamente 158 anni fa, l’11 maggio 1860, indisturbato per ordine del corrotto comandante borbonico Acton e protetto dal benevolo occhio della marina inglese, ufficialmente di stanza nel porto per proteggere “esclusivamente” gli interessi economici derivanti dello sfruttamento delle fabbriche siciliane di zolfo e sale, l’“eroe dei due mondisbarcava a Marsala con la violenta truppa mercenaria di 1.162 uomini (tra cui, unica donna, la moglie del siciliano Francesco Crispi) su due imbarcazioni, il Piemonte ed il Lombardo, noleggiate dall’armatore Rubattino ai prezzolati garibaldini, grazie ad una sostanziosa fidejussione dei Savoia, di 500mila lire.

Cominciò e continuò così, con l’inganno, la corruzione, la spoliazione ed il depauperamento di tutte le ricchezze del Regno delle due Sicilie, la colonizzazione del Sud Italia e l’inizio della Questione Meridionale. Ben diversamente dall’agiografia risorgimentale, dobbiamo ricordare che il Sud venne invaso, senza dichiarazione di guerra, dagli indebitati Savoiardi e che l’11 maggio iniziò la tragedia umana di un intero popolo che, credendo che con l’avvento di Garibaldi avrebbe agognato alla possibilità di avere terre per vivere, si trovò da lì a poco, con un nuovo sovrano, un nuovo padrone e tasse decuplicate .

Fu gioco facile la conquista del Sud se consideriamo che Ferdinando II, erroneamente, assieme alla mancata e sempre promessa “riforma agraria”, mai aveva voluto rafforzare militarmente lo Stato, tanto da affermare di stare tranquillo in quanto il suo Regno era ”protetto dall’acqua santa e dall’acqua di mare” con evidenti riferimenti al Papato e all’agguerritissima marina borbonica che però nelle mani dei suoi fratelli, Leopoldo e Luigi, sospettati di aver corrotto, attraverso la massoneria, tutti i capitani delle navi da guerra duosiciliane a favore della causa italiana (da cui il detto napoletano “Mannaggia a marina”), consegnò di fatto il Regno dei Borbone alla dinastia dei Savoia.

Il resto è storia concorde nelle date e negli avvenimenti ma non nella lettura dei fatti la cui interpretazione, così come ci insegnano le nostre pregresse esperienze, è sempre scritta secondo la volontà del vincitore: Garibaldi proseguì la sua conquista ed assunse il titolo di dittatore della Sicilia in nome dell’Italia e del Re, nominando Salemi capitale d’Italia, la quale fu la prima ad assumere tale titolo e a conservarlo per un giorno. Proseguì nel continente grazie agli appoggi precostituiti di traditori e lestofanti al servizio degli inglesi e della causa italica, arrivò a Napoli il 7 settembre e con la battaglia del Volturno costrinse alla fuga Francesco II e la sua corte.

Successivamente si tennero i falsi plebisciti che sancirono l’annessione dei territori delle Due Sicilie al Regno sabaudo che fagocitò banche, riserve auree, fabbriche, risorse minerarie, imbarcazioni, beni demaniali facendo subire a quello che era, senza retorica e patetismi, il glorioso Regno delle Due Sicilie, non solo il danno ma anche la beffa di essere diventato colonia con un popolo emigrante suo malgrado, terra di manovalanza dei veri delinquenti dai colletti bianchi che non abitano certamente qui da noi, la parte piagnona che non riparte per i suoi limiti, la sanguisuga che succhia senza limiti le risorse pubbliche, il che, come studi rigorosi denunciano, non è affatto vero ma che fa tanto comodo alla tecnocrazia e ai politici senza scrupoli far credere che sia così perché in realtà il Nord non esisterebbe se il Sud si ribellasse. Ed allora siamo veramente convinti che lo sbarco di Garibaldi nelle nostre Terre sia qualcosa da celebrare?