Il trasformista Ancelotti trionfa sempre

Otto cambi ma col Sassuolo si vince facile

Il trasformista è un soggetto letterario dal quale è stato tratto un film. Il trasformista in carne ed ossa è Carletto Ancelotti che opera otto cambi rispetto all’impresa col Liverpool e così il solo Koulibaly può vantare il primato del sempre presente o, se volete, dell’insostituibile. De Zerbi, talentuoso peperino che contribuì alla risalita dall’inferno della cadetteria è convinto che possa trasformare tutti i suoi “sassuolini” in giocatori di calcio. Ci sta provando anche con Locatelli che è più un prospetto di formaggino che altro. Quel fantasma con il numero 73 che nella smorfia è ‘o spitale (l’ospedale). È stato il biondino burroso, scuola Milan, ad innescare il ventunesimo uomo azzurro che non avrebbe mai immaginato di poter brindare due volte: alla prima maglia da titolare ed al primo gol nella massima serie. E dunque pallonetto sul perticone Magnani e sinistro sotto la traversa, un golazo. Ricorrendo la festività della Madonna del Rosario, si palpeggiavano i grani della corona per la serie delle reti mancate: Mertens, Zielinski i peccatori più evidenti. E se sciupi troppo, poi accade che l’avversario si riprenda, si scuota di dosso un bel po’ di timori e si affacci nel tuo orticello. E che Ospina, ogni rosa ha la sua spina, debba presentare domanda per il reddito di cittadinanza e mettersi al lavoro: su Djuricic (due volte), su Berardi (due volte) e su Babacar e sono cinque. Erano inevitabili i cambi in dose massiccia. De Zerbi ricominciava con Berardi per Boga e con Bourabia per formaggino Locatelli e più in là tenterà la mossa Babacar per Boateng. Il trasformista Carletto non era stato a guardare e dunque: prima Insigne per Ounas, poi Allan per Diawara e infine Callejòn per Verdi. Poiché la notte porta consiglio e pure qualche divertimento, Consigli sventava con le punte delle dita il tocco dolce e lieve di Insigne. Ma era davvero troppo e allora Lorenzinho chiudeva i conti – e meno male – con un sontuoso destro a giro, la sua specialità, su percussione ed invito perentori di Hysaj l’albanese che col Sassuolo ha fatto l’uomo di sinistra. Ogni tanto càpita di incontrarne qualcuno. Partita strana. Dalla goleada mancata e che avrebbe potuto maturare in poco meno di mezzora alla sofferenza eccessiva e che non era prevedibile. Finale in scioltezza dopo i necessari cambi. Stavolta era stato superato ogni limite, senza dubbio. Arriva la sosta per gli impegni della Nazionale. E si sta lassù, sulla seconda poltrona che comunque, e per ora, è bella. Ed appetita dalle milanesi rampanti e dalle rappresentanti della cucina amatriciana. Prego, accomodatevi dietro.