Il Napoli si ferma sulla muraglia romana. La Juve si allontana

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Dries Mertens

 La Juve si allontana dal Napoli portandosi a +6

Il faraone, la muraglia gialla (17 angoli ad 1), Lorenzolo con le polveri bagnate. Poco c’è mancato che arrivasse la terza sconfitta in campionato. È arrivato invece il sacrosanto pareggio, il primo, allo spirare del match su svirgolata di Callejòn corretta in rete da Mertens salvatutto. Azione di classe pura nata con uno stop al bacio di Mario Rui e da un cross raccolto sulla linea di fondo da Lorenzolo. Tutto molto bello, ma quanta sofferenza c’è voluta nello scardinare il muro giallorosso che intanto aveva perduto Manolas che da eroe greco aveva salvato la roccaforte con due interventi-parate, a rendere innocuue le lance scagliate da Fabiàn Ruiz prima e Callejòn poi verso il biondo danese difensore estremo. Una faticaccia, una rincorsa lunghissima per agguantare quel vantaggio conquistato da El Shaarawy conseguente ai giochini di Under e Dzeko ed agevolato dalla leggerezza di Albiol e di Koulibaly. Intenso il match, si dice così. Ma costellato da svarioni da una parte e dall’altra. E con due spinte thrilling abbastanza sospette in area di rigore: la prima su Milik, la seconda su Dzeko. E niente Var perché quando l’errore non è evidente ci si affida alla discrezionalità del fischietto (questa regola è bene chiarirla) e poi il mezzo tecnologico che era andato in tilt prima dell’inizio chissà se era stato aggiustato a dovere. Malignità. Tra poco canteremo: eravamo quattro amici al Var e tutti i salmi si scioglieranno in gloria. Partita normale di Hamsik che ha raggiunto Beppe Bruscolotti nella particolare classifica dei più azzurri di sempre: cinquecentoundici maglie, una vita. E mi sa che al prode Beppe un po’ gli sarà dispiaciuto, ai suoi tempi si giocava molto meno. E dire che lo slovacco capitan crestato sarebbe voluto andare in Cina perché lo yen fa gola a tutti e non olet. La Roma aveva perduto a fine primo tempo il prode De Rossi – mancanza grave per Di Francesco – che è molto amico di Insigne e fu attore delizioso ed incazzato del famoso siparietto con Ventura-Sventura: dovemo segnà e metti a me, metti a Insigne! Magistrale. Non segnammo alla Svezia e fummo sbattuti fuori. Partita strana, isterica. Troppi errori azzurri sotto porta. Potenzialmente micidiale la signora in giallo che sarebbe potuta sedersi sul doppio vantaggio se Ospina non avesse disinnescato Dzeko in uscita consentendo ad Albiol di salvare sulla linea. Un peperino il turco Under, il faraone arzillo fino alla fine. Finale da Fort Apache con Malcuit, Zielinski e Mertens. Ma non è bastato, spuntate le frecce degli uomini di Sopracciglio Alzato. Stanco perfino il guerriero Allan braccato in avvio da Pellegrini e poi sotto a chi toccava: Cristante, N’Zonzi. Vetta più lontana di altri due punti. Brutto cliente la Roma al San Paolo. Per gli amanti della statistica il pareggio mancava da quasi tre anni. E a marzo, i giallorossi passarono per 4-2. Tutto sommato meglio così. Lo scrigno Fuorigrotta comincia a lasciare fessure insolite, ma c’è tempo per ripassare una mano di stucco. Intanto, la Juve si allontana portandosi a sei punti di distanza dagli azzurri .