In panchina i “mosci” di Anfield

Così Ancelotti ha scosso subito il gruppo

In panchin i mosci di Anfield. Nella foto uno dei cross di Malcuit: buona prova sulla fascia destra (sscnapoli)
Nella foto uno dei cross di Malcuit: buona prova sulla fascia destra (sscnapoli)

Il commento. Contro il Cagliari l’allenatore ha rivoluzionato l’undici iniziale facendo riposare molti titolari. Ed ha avuto ragione

Una storia infinita e ci sarebbe voluto un tipo alla Ende per riscriverla. Ci ha pensato l’Ancelotti ad inventarsene una simile. Relegando sulla panca dei ripensamenti i mosci di Anfield Road: in testa il capitano dalla cresta irta e i due folletti senza luce. Poi, è stata battaglia cruenta. Perché è noto l’orgoglio sardo, pure senza il corazziere Pavoletti. Al comando di capitan Koulibaly, l’unico insostituibile, che ha guidato, insieme con Ghoulam, la pattuglia di Mamma Africa che era completata da Diawara, Malcuit e Ounas. Un tempo di studio, un altro per affondare il colpo. Ma c’è voluto fatica e occhio e tanta tecnica e tutto il tempo necessario, oltre la fine, fino alla fine.

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Una storia infinita. La penna l’ha portata sullo scrittoio Mertens che poco prima era stato sgambettato sotto casa. L’ha raccolta il polaccone ed ha allontanato nani vari e quel Ghoulam che aveva tuonato il suo sinistro, spesso, direttamente da angolo e m’ha ricordato Juan Carlos Tacchi. Spazio ragazzi, ci pensa Arkadiusz e fu sinistro dolce, possente, arcuato, vincente. Una delizia, ci sta bene ‘nu gol ch’è stato ‘nu babà. Missione compiuta. Terzo sigillo consecutivo per il centravantone che era stato crocifisso a Liverpool per quell’impappinamento davanti ad Alisson. Va così, purtroppo. A segno dopo che aveva colpito in pieno la traversa difesa da Cragno che è pure mezzo uomo ragno. Decisivo, determinante il polaccone che, immagino, ami Chopin e che quindi decida spesso e volentieri di affidarsi a dolci sinfonìe. Prima parte della recita di fatica e sudore. Perché i sardi finché hanno retto non si sono soltanto piazzati dietro alle barricate. Quando potevano, le scavalcavano e via con le sortite alla quattro giornate che noi napoletani ben conosciamo. Guidati da quel ragazzino dalla pronuncia tosta che si chiama Barella e che vale per tre. Parentesi: signor Aurelio Primo, faccia di tutto per portare all’ombra del Vesuvio quel biondino che sarà un giorno capitano della Nazionale. Chiusa parentesi. Secondo atto ricco di battute intense.

Con cambi che hanno consentito un surplus di attaccanti ai quali i difensori sardi proprio non potevano più opporsi. Insieme sul palcoscenico Milik, Insigne, Mertens, Fabiàn Ruiz e Callejòn e va bene che l’ex madrileno ha dovuto fare l’esterno basso, il terzino di un tempo che fu. A proposito di spagnoli, merita un olé particolare quel tunnel sivoriano dell’ex sivigliano sponda Betis, una delizia, ‘nu zucchero. C’è tanta qualità negli uomini della tribù di Sopracciglio Alzato, ecco perché si è autorizzati a confidare nel futuro. Che non significa soltanto andare appresso a Madama nonostante la vecchia signora rifiuti di girarsi per guardare in volto lo spasimante. Futuro è pure puntare alla finale di Europa League che dà lustro ed anche un po’ di soldini. Pecunia non olet, dicevano i latini. Sapete perché da sempre stimo il Carletto? Perché lo sostiene quella scorza dura di uomo di campagna – e che ama il mare – nonostante la bonomia del volto pacioso e sorridente. E così, ora che è sempre più addentro alle segrete cose azzurre si regola di conseguenza. Nello stilare la formazione iniziale con la quale aveva deciso di affrontare i sardi, ha inviato un messaggio chiaro a reucci ed intoccabili (presunti) vari. La sfida continua. Ah dimenticavo: bentornato Faouzi. ‘Na vocale ‘e meno, no?

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