Dacourt: “Due calciatori francesi rifiutarono la Juve per colpa del razzismo…”

Olivier Dacourt
Olivier Dacourt

“Non farò nomi, ma due calciatori francesi di prima fascia hanno rifiutato in tempi diversi di andare alla Juventus e in un altro club italiano perché si sa che in Italia questa piaga del razzismo è più difficile da debellare”. A rivelare l’importante retroscena Olivier Dacourt, ex centrocampista francese di Roma e Inter, in un’intervista al Mattino focalizzata sul tema del razzismo, alla luce in particolare dei fatti di Inter – Napoli a San Siro dello scorso dicembre ai danni di Koulibaly.

-ADV-

“Anche in Francia si è parlato tanto del caso Koulibaly, – continua Dacourt -. Quando ho contattato Kalidou per manifestargli la mia solidarietà, gli ho spiegato che non merita questo schifo, che è un grande campione ed un uomo ancora migliore. Volevo tirargli su il morale con un messaggio, ma non ce ne è stato bisogno, ha già battuto i razzisti con il suo cuore d’acciaio. Ma, una piaga del genere, a dirla tutta, condiziona il calcio italiano. È qualcosa di orribile parlarne ancora nel 2019 . Ricordo che avevo dieci anni quando seguivo il Marsiglia e lanciavano banane a Joseph-Antoine Bell, il primo portiere nero nella storia del campionato francese. Chiedevo a mio padre: perché lo fanno? Sono passati più di trentacinque anni, avete visto quello che è successo in Inghilterra qualche mese fa? La stessa cosa: è assurdo. In Italia però non c’è la stessa severità”.

Dacourt ha poi lodato Carlo Ancelotti e il suo impegno proprio su questo fronte: “L’Italia dovrebbe esser grata a Carlo. Avevo già una grande stima di lui, sia come calciatore, sia come allenatore. Ora, Ancelotti sta riabilitando l’immagine dell’Italia agli occhi dell’Europa, è un aspetto importantissimo. Così come lo è stato il messaggio di CR7: è più scontato che un altro calciatore nero manifesti la sua solidarietà, lo è molto meno che lo faccia uno che nero non è e si chiama Cristiano Ronaldo. Le testimonianze di Carlo e di CR7 sono quelle che non fanno dire più no all’Italia a un calciatore di colore”.

Interpellato quindi sull’ipotesi da dare la fascia da capitano a Koulibaly nella gara di San Siro contro il Milan ha commentato:“Non serve assolutamente a nulla. L’unica cosa che conta è fare gesti concreti, gli stessi di cui parla Ancelotti. Se dagli spalti arrivano i cori, allora, le due squadre si fermano. Tutti e ventidue in campo tornano negli spogliatoi. Capisce che potenza mediatica avrebbe un atto del genere? Farebbe il giro del mondo in pochi secondi”.

- Pubblicità -
- ADV-